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Il silenzio luminoso di Edward Hopper
di Giovanna Intra


Edward Hopper - Amarena Magazine"Forse io non sono molto umano. Tutto quello che volevo fare era dipingere la luce del sole sul lato di una casa", così affermò una volta Edward Hopper, uno dei più celebri artisti del Novecento, uno dei massimi vertici dell'arte americana.

Nasce a Nyack, una piccola città sul fiume Hudson, nello stato di New York, nel 1882 in una famiglia appartenente alla solida middle-class americana. Manifesta sin da giovane il suo interesse per l'arte e dopo una beve parentesi alla New York School of Illustrating, nel 1900 si iscrive alla New York School of Art dove insegna Robert Henri, non solo uno dei padri del Realismo Americano, ma anche l'insegnante più influente che Hopper abbia mai avuto. "Il grande artista" sosteneva Henri " non riproduce la natura, ma esprime attraverso la sua essenza le sensazioni più forti che la natura ha prodotto su di lui". Con lui Hopper impara a copiare tutto ciò che osserva, ad analizzare i grandi del passato come Rembrandt, Vermeer, Goya e Degas e a prediligere una pittura pulita e ordinata.

Come molti studenti americani di allora sogna però l'Europa, Parigi in particolar modo, e nel 1906 parte per un viaggio di circa un anno, durante il quale visita pure Londra, Amsterdam, Berlino e Bruxelles. Dipinge all'aria aperta e sperimenta un linguaggio simile a quello degli impressionisti più che a quello delle Avanguardie (che non ebbero mai un grande impatto su di lui).

Edward Hopper - Amarena MagazineCompirà altri due viaggi in Europa, e l'influsso che il vecchio continente ha su di lui non solo rende ogni suo ritorno in patria difficile, ma si manifesta nella sua arte per molti anni a seguire, con continue reminiscenze di ciò che ha visto all'estero: "Tutto mi sembrava terribilmente rozzo e acerbo, quando sono tornato. Mi ci sono voluti dieci anni per rimettermi dall'Europa". Di questo periodo, oltre le vedute parigine, sono Le Bistrot (1909) e Summer Interior (1909) in cui si fanno strada colori più chiari, soggetti che rimandano a Degas, molto ammirato da Hopper, un maggior contrasto fra luci ed ombre e l'interesse per l'architettura delle forme. Del 1914 è Soir Bleu, con chiari richiami ai fauves, un ultimo omaggio alla Francia, prima di dedicarsi totalmente a soggetti americani.

Ma sia che i soggetti siano mutuati dall'esperienza all'estero, sia che vengano scelti dalla realtà a lui circostante, le sue tele non incontrano il consenso del pubblico. Sono varie le esposizioni a cui partecipa dal suo primo ritorno dall'Europa, ma rari i casi in cui riesce a vendere dei quadri.

Edward Hopper - Amarena MagazineHopper è quindi costretto a ritornare al tanto deprecato lavoro di illustratore commerciale, in cui però emergono quegli elementi che svilupperà poi nella pittura. E' infatti con questa attività e a quella parallela di incisore che ha modo di mettere a fuoco soggetti a lui cari come la figura femminile nuda o succintamente vestita spiata in un interno (Evening Wind, 1921), ma particolari vedute che più di una volta hanno fatto parlare di taglio cinematografico. Non è un segreto la passione di Hopper per il cinema e con l'incisione Night Shadows (1921), con la scena ripresa dall'alto, le ombre che si allungano sulle buie e deserte strade cittadine, la figura che cammina sola nella notte, non si può negare un richiamo ai film hollywoodiani di quegli anni.

Si trasferisce in uno studio a New York e per molto tempo ancora si potrà dedicare alla pittura solo nel tempo libero, ma continua anche a viaggiare attraverso il suo paese, raccogliendo idee e studiando la realtà.

Resterà sempre coerente con le proprie idee e fedele al realismo, anche se tale caparbietà lo ha reso per molto tempo una vittima dell'indifferenza. Ma è proprio quando entrano in crisi le sperimentazioni di inizi '900 e l'America sente il bisogno di ritornare all'"ordine" che l'artista inizia a raccogliere consensi.

Edward Hopper - Amarena MagazineUna fra le prime opere a consacrarlo è House by the Railroad (1925), quasi un manifesto della poetica hopperiana. Una casa in stile vittoriano sorge isolata accanto ad una ferrovia, in balia della luce del sole tagliata da ombre nettissime. Non ci sono persone, e anche se possiamo intuirne la presenza grazie ad alcune finestre aperte non ci sono porte visibili, perciò passa in secondo piano anche il ruolo di casa in quanto dimora. E'una casa sospesa nel tempo.

Tutti i lavori di Hopper hanno in comune il silenzio, l'attesa, l'assenza di tempo, l'incomunicabilità, l'invito all'ascolto di una voce muta, evocativa di molte cose allo stesso tempo. Charles Burchfield, il suo più grande critico ed estimatore ha definito la sua opera una "poetica silenziosa", trasmessa dai soggetti più svariati, come il mare, la vela, il faro, le ferrovie e la campagna. A Cape Cod (dove con la moglie Jo trascorre sempre più spesso l'estate), studia la luce, componente basilare della sua opera, cui si dedicò sempre in modo quasi ossessivo.

Edward Hopper - Amarena MagazineAltri scenari sono invece quelli della città, come New York. In controtendenza però rispetto ai suoi contemporanei, non dipinge la città dei ruggenti Anni Venti, sfavillante di colori ed edifici Art Déco, trasformata dallo sviluppo tecnologico, ma quella degli edifici la mattina presto (Early Sunday Morning, 1930), delle strade deserte, di scorci inconsueti e apparentemente privi di un qualcosa di artistico, con nessuna o poche persone (Nighthawks, 1942), in genere sole (Sunday, 1926, Automat, 1927), prive di espressione, "spiate" da una finestra mentre sono nelle loro case (Night Windows, 1928), negli uffici di sera, sole in una stanza d'albergo (Hotel Room, 1931, Excursion into Phylosophy, 1959), riprese in un momento irreale, di attesa, senza tempo. Le sue figure sembrano tutte legate tra loro, sono tutti episodi di un unico racconto. L'artista le usa come dei segni per dar corpo alle sue reazioni più intime e lo spettatore è invitato alla visione per trarne da solo un significato.

Hopper è un osservatore, ma non riproduce mai "semplicemente" la realtà. Fruisce di ciò che lo circonda, ma non con lo scopo di riprodurlo fedelmente. I soggetti da lui minuziosamente scelti sono in realtà spesso collage di elementi di diversa provenienza, o scenari in cui l'artista toglie e aggiunge particolari a sua discrezione. Ogni sua opera è preceduta da una serie di disegni preparatori, spesso carichi di appunti, ai quali poi lavora in studio, mai in diretta. Nel caso di Gas (1940), non trovando una stazione di servizio che corrispondesse alla sua idea, Hopper dipinge varie pompe situate in luoghi diversi, fino poi a far confluire gli elementi raccolti nella celebre tela. Ne risulta così un soggetto reale e irreale allo stesso tempo: le pompe di benzina sospese in un luogo-non luogo deserto, circondato da una natura impenetrabile, altro tema a lui caro, lontane dalla civiltà che rappresentano, private del loro ruolo.

Una parte della critica ha voluto vedere nella sua opera la testimonianza dello squallore e della desolazione dell'America. Hopper invece va oltre questa visuale limitante ed incorretta.

C'è un carattere tutto americano in ciò che dipinge, è pur vero, i suoi sono i paesaggi che osserva, sono le persone colte nella realtà di tutti i giorni, nel momento in cui risultano più indifferenti a ciò che stanno compiendo. Hopper li cattura nel momento in cui sono più fragili e forse sì, anche malinconici, ma totalmente umani.

Sebbene sia riduttivo pensare al tema della solitudine come l'unico centrale nella sua opera (egli stesso affermava che la solitudine era qualcosa che non poteva essere definito, che non gli interessava rappresentare sentimenti, sensazioni, ma mantenere un certo distacco ed occuparsi solo della luce sui soggetti), è innegabile quanto i suoi dipinti abbiano un valore universale in tal senso, specchio di un sentimento umano come quello del sentirsi piccoli, indifesi e soli, separati da una distanza incolmabile dal mondo che ci circonda.