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Juvenilia
di Maria Giulia Balocchi

IL CORAGGIO DI CAPITAN FRACASSA

"Gli alberi intonsi spingevano in cento direzioni i rami ingordi. I bossi, destinati a segnare l'orlo delle aiuole e dei viali, erano divenuti arbusti. Semi portati dal vento avevano germinato a caso... I rovi irti di spine s'intricavano da una parte all'altra dei sentieri..."
Avventura, amore, coraggio, intraprendenza: questi alcuni degli ingredienti di un affascinante romanzo del raffinato letterato e poeta Théophile Gautier (1811-1872), Il Capitan Fracassa, che si diverte a inscenare le situazioni più classiche e a rendere la vicenda fantasticamente complicata, ma affascinante.
Il barone di Sigognac, giovane, belloccio e povero, si unisce ad una compagnia di comici e raggiunge Parigi, dove si esibisce con il nome di Capitan Fracassa. Innamoratosi di Isabella, attrice comica, vorrebbe sposarla, ma un antipatico duca, anch'egli innamorato della giovane, la rapisce. Segue un duello fra il duca e il barone; quest'ultimo sembra morto ma è solo ferito. Intanto entra in scena il padre del duca che riconosce in Isabella la figliola sottrattagli anni prima. Chiarite le discendenze, ristabilitosi Sigognac, ecco che il giovane eroe scopre un tesoro seppellito nella sua proprietà. Ricco, bello e innamorato può finalmente sposare la sua adorata Isabella.
Il Capitan Fracassa è un'opera romantica ma, pur concepita intorno al 1830, fu scritta solo nel 1863 e i trent'anni di distacco dalla gestazione la rendono pregna di quella accattivante ironia che è il suo pregio maggiore. Gautier creò un eroe che, travolgendo i pregiudizi di classe, si mescolò ai comici, considerati reietti e neppure degni d'essere sepolti in terra consacrata.
La stantia e asfissiante società stava allentando la sua morsa a favore di un rinnovamento che avrebbe portato a grandi cambiamenti. Sigognac sembra non accorgersene, ma il lettore ne è subito informato. Se il pubblico adorava Gautier, la critica, pur considerandolo capace d'intrecci notevoli, lo biasimava per non trattare temi più profondi e complessi. Di Gautier, come poeta, Charles Baudelaire scrisse: “Egli ha introdotto nella poesia un elemento nuovo che si può chiamare "consolazione attraverso le arti", composto di tutti gli elementi pittoreschi che rallegrano gli occhi e lo spirito. In questo senso è un innovatore.”

PEL DI CAROTA: UN RAGAZZO INCOMPRESO

"Pel di Carota crede che sua madre gli stia sorridendo e, lusingato, risponde con un sorriso. Ma la signora Lepic, che sorrideva per conto suo, subito fa la faccia sdegnata e gli occhi scuri. Pel di Carota non sa dove nascondersi dalla vergogna."
E’ molto triste Pel di Carota, il protagonista del famoso romanzo di Jules Renard (1864 1910). All'apparenza, il piccolo di casa Lepic, con i capelli rossi e le lentiggini, l'aria da monello e gli atteggiamenti ribelli, sembra capace solo di combinare guai e scempiaggini. In verità lo mina una solitudine corrosiva perché in famiglia nessuno lo ama: né la madre, una donna troppo amareggiata da un'esistenza infelice, né i fratelli più grandi, che lo considerano solo d'impiccio, né il padre, distratto dalle preoccupazioni e lontano dal figlio come se fosse l'abitante di un altro universo. Sarà solo il tentativo di suicidio del piccolo ad avvicinarlo al padre che comincerà a vedere in lui un figlio e un amico. C'è la tragedia della solitudine nelle pagine di Renard, una profonda spaccatura che si produce nell'animo di un ragazzo segnandolo a tal punto da fargli desiderare la morte. Drammaticamente attuale, nel libro si percepisce quello che è uno dei mali più comuni d'oggi: l'incapacità di ascoltare, quando l'ascolto dovrebbe anche significare la partecipazione alla vita dell'altro; il sorgere dell'empatia che dovrebbe legare soprattutto chi appartiene a una stessa famiglia. Renard è facilmente identificabile nel protagonista del suo romanzo più celebre, adattato anche a commedia nel 1900, e che gli fruttò una solida fama. Introverso, malinconico, acuto osservatore psicologico e inguaribile pessimista, lo scrittore si rivela tutto anche nel suo Journal, pubblicato postumo, dove, oltre a poter rivivere il mondo letterario dell'epoca, si leggono le sue acute e lungimiranti annotazioni psicologiche capaci di rendere il Diario un documento godibilissimo.