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HOTEL GARDENIA - La storia di Lucia e Marco
di Barbara e Virginia, Agenzia Matrimoniale “La vie en rose – Il matrimonio come lo desideri” - Milano

26 aprile

Non ci voleva molto a prevederlo. E’ tornata in campo Cinzia.
Avevo ragione di essere sul chi vive. Altro che stupida gelosia retrospettiva!
Lo sapevo che è difficile che una donna si rassegni subito a perdere un fidanzato con il quale ha condiviso praticamente tutta l’adolescenza e parte della giovinezza. Sarebbe come amputarsi una mano.
Che lei fosse tornata in giro, me ne sono accorta subito perché Marco ha cominciato a innervosirsi ogni volta che gli arrivava uno sms (e in certi momenti erano addirittura tre o quattro uno dopo l’altro), e invece di prendere il cellulare e leggerlo, alzava le spalle come se volesse ostentare di ignorarlo.
Sulle prime ho cercato di convincermi che forse mi sbagliavo, ma quando mi sono accorta che Marco spegneva il cellulare quando eravamo insieme, non ho avuto più dubbi. “Vedi, Lucia … io ti amo, ma Cinzia”, aspettavo di sentirmi dire da un momento all’altro.
Passò qualche giorno e la mia fantasia si scatenò. Mi convinsi che Cinzia era incinta e che Marco non trovasse il modo di dirmelo. Forse era successo prima che noi cominciassimo a filare oppure … un ritorno di fiamma era pur sempre possibile! E fu di nuovo di fronte a una Guiness e ad una pizza margherita che trovai il coraggio di aprire l’argomento:“Lo so che Cinzia aspetta un bambino e tu dovresti assumerti le tue responsabilità e dirmelo chiaramente invece che fare l’ipocrita e spegnere il cellulare”, gli ho detto a bruciapelo.
“Ma Luci… non sei mica diventata matta, per caso?”, e Marco ha allungato una mano attraverso il tavolo per tastarmi la fronte. “Non è che hai la febbre? Sei tutta rossa”.
Mi sono scostata con un gesto brusco. “E’ inutile che fai la commedia. Lo so benissimo che ti sei rivisto con Cinzia e che lei è incinta”.
Marco ha scrollata la testa e, dopo aver incrociato le posate sul suo avanzo di capricciosa, ha cominciato a parlare con quel suo tono uniforme che, ormai l’ho imparato, riserva per le cose importanti:“Che mi sono rivisto con Cinzia è vero, ma che lei è incinta è una vaccata che non so neanche come hai fatto a fartela venire in mente. Ma come ti è venuta una cazzata del genere?”
Vittoria!
Ecco, che ero riuscita a fargli ammettere di essersi visto con la sua ex. Dribblai sul bambino e mi concentrai sulla gestante mancata:“Vedi che avevo ragione! L’hai rivista”.
“Cinzia sta passando un brutto periodo”, ha detto lui.
“Ed è venuta a piangere sulla tua spalla”, ho completato io.
“Beh … quindici anni non si cancellano così … rimane l’affetto … è una brava ragazza e in questo momento ha bisogno di sentirsi qualcuno attorno … sua madre è stata operata … pare sia una cosa seria … e fra pochi giorni è il primo maggio”. Cosa c’entrasse il primo maggio con tutto il resto non mi era chiaro, mentre mi era chiarissimo che il primo maggio avevamo progettato di tornare al passo del Tonale, ma alla luce dei nuovi avvenimenti … “Quindi devi rimanere al capezzale della povera sofferente – depressa – prossima al suicidio”, mi venne fuori.
“Se la metti in questi termini …”, ha iniziato Marco, ma io non gli ho dato il tempo di dire altro: “Meglio che ci siamo chiariti subito”, ho detto alzandomi, e ho buttato il tovagliolo sulla mia margherita che raffreddandosi aveva preso l’aspetto di un cartone d’imballaggio sporco di rosso.
Marco mi ha guardato perplesso, ma non ha replicato e non ha fatto nulla per trattenermi.
La mattina dopo, sulla mia scrivania ho trovato una busta con la mail di conferma della prenotazione all’Hotel Gardenia del Tonale, completa di pacchetto benessere per due persone.

“Vacci con un’amica e buona vacanza”, aveva scritto Marco di traverso al foglio.
Il primo impulso fu di stracciare tutto, ma in quel momento il capo mi chiamò nel suo ufficio e, quando tornai, mi sentii pervasa da una rabbia fredda e decisi che l’unico dispetto che potevo fare a Marco era di seguire il suo consiglio, e andarmene in vacanza mentre lui teneva la mano alla povera Cinzia. Ma sarei partita da sola. Non volevo trovarmi a dover giustificare nulla con nessuno e tutte le mie amiche sapevano ormai di me e Marco.

“Com’era tutto più bello con la neve”, ho mormorato il sabato mattina guardando dalla finestra della camera all’Hotel Gardenia. I pascoli non erano ancora completamente rinverditi e chiazze giallastre si mischiavano all’erba nuova; un vento gelido si insinuava attraverso gli infissi e faceva ondeggiare le tende.
Sarei voluta rimanere a letto tutto il giorno, ma l’appuntamento per il primo massaggio del mattino mi fu ricordato da una telefonata della direzione dell’area benessere e così decisi di scendere, sebbene di malavoglia.
Il solito passaggio tra il fieno profumato e poi mi immersi nella piscina termale dove rimasi fino a sfinirmi. Quando ne uscii mi girava la testa e a fatica risalii in camera dove, spossata e probabilmente con la pressione ben al di sotto dei novanta, mi sdraiai sul letto e mi addormentai.
Mi svegliarono le voci di un gruppo che si era riunito in corridoio a decidere come passare la serata. Sembravano allegri e alle frasi si inframmezzavano allegri scoppi di risa, poi uno di loro intonò una canzone che avevo ascoltato con Marco la prima sera che avevamo passato insieme al Tonale. L’avevano intonata un gruppo di sciatori, sicuramente un po’ su di giri e di tasso alcolico, che finivano la serata all’aperto, lanciandosi palle di neve e gavettoni di grappa.
Noi ci eravamo affacciati alla finestra della camera ed eravamo rimasti ad ascoltarli per un po’.
Era un canto di montagna del quale ignoro il titolo, una nenia che a un certo punto mi aveva fatto venire le lacrime agli occhi.
Quanto tempo era passato da quella sera di aprile?
Mi pareva un secolo, e invece erano solo due mesi.
Le voci in corridoio tacquero disperdendosi in varie direzioni: ognuno andava a prepararsi per la cena. Mi tirai su dal letto e decisi di scendere. Non avevo mangiato nulla dal mattino e all’altezza dello stomaco avevo una sensazione di vuoto che si mischiava a una leggere nausea.
Il cameriere mi riconobbe subito. Sorridendo, mi accompagnò a un tavolo apparecchiato per due.
Stavo per dirgli che avrei cenato sola, quando l’occhio mi cadde su un bouquet di gardenie appoggiato sul tavolo. “Sei sicuro che questo è il mio tavolo?”, chiesi al cameriere del quale mi ricordai improvvisamente il nome: Rocco, e che l’altra volta mi aveva detto che durante la stagione invernale faceva il maestro di sci.
“Più che certo”, rispose Rocco. “Anche perché quei fiori li hanno portati per te”, e indicò le gardenie.
Pensai a uno scherzo. Qualcuno si stava divertendo alle mie spalle …. Qualcuno aveva saputo quello che era successo tra me e Marco e aveva architettato quella presa in giro … un bouquet di gardenie … gardenia era il nome dell’Hotel … non un mazzo, ma un bouquet da sposa … avvertii una presenza alle mie spalle e contemporaneamente vidi che Rocco guardava dietro di me, ammiccando. Mi voltai.
Marco!
Non avevamo finito di cenare, che avevamo già deciso di sposarci.
“Ma dobbiamo aspettare che torni la neve”, risposi a Marco quando mi disse che aveva sempre pensato che, se un giorno si fosse sposato, avrebbe voluto farlo in montagna.
“Subito dopo Natale … magari il 31 dicembre, così la fiaccolata dei maestri di sci a Passo Paradiso sarà accesa per noi. Per questa sera, dobbiamo accontentarci della luna”, aggiunse indicandomi la luna piena inquadrata nella specchiatura della finestra alle mie spalle.
Mi voltai e cercai di allontanare il pensiero che Cinzia è uno dei nomi con cui gli antichi chiamavano la luna. Da quella sera è cominciata l’attesa del matrimonio.