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Mr.Sado: quando il vernissage si fa trasgressivo
di Silvia Capriata e Andrea Gasco

Foto di Andrea Gasco

Arte, emozioni e trasgressione.

Un writer che, per una volta, abbandona i muri e si dedica alle tele è insolito, ma se il tema è il BDSM, la cosa diventa interessante.
Il BDSM è la trasgressione per antonomasia, che come un animale in catene vive nel nostro lato più intimo e nascosto. Ma in questa mostra l’animale, pardon, gli animali diventano protagonisti e si mostrano antropomorfizzati, in situazioni Sadomaso e di Bondage, dando libero sfogo all’istinto trasgressivo ed alla fantasia artistica.

Questa mostra non ci obbliga a far venire fuori questo nostro lato nascosto, perché è già li incrostato sulle tele; noi, non dobbiamo far altro che osservarlo.

Ma ora andiamo a conoscere Roby Vaio e Miky Wubik, i due artisti da cui tutto è partito, con un’intervista doppia molto… diciamolo, trasgressiva.

Non dimenticate la Safe Word!

Eccovi, iniziamo con le formalità: presentatevi ai nostri lettori.
Roby: Ciao sono Roby. Cosa faccio… anche mia madre se lo chiede da anni. Ma non è tanto non so cosa io faccia, è che non so e basta.
Wubik: Ciao, mi chiamo Miky, sono un writer e dal 1995 faccio graffiti con il nome di “Wubik”.

Perché Wubik?
Wubik: All’inizio ho pensato a “Ubi”, perché era il nome del mio cane. In seguito ho semplicemente aggiunto la W e la K, ed è diventato Wubik.

Quando avete iniziato?
Wubik: nel ‘90 con i primi stencil... poi dal ‘95 ho iniziato a fare graffiti.
Roby: Ho iniziato molto presto a fare… qualsiasi cosa io faccia.
All’inizio degli anni ’90, grazie a una serie di coincidenze mi sono ritrovato a fare il ragazzo cubo nei locali più famosi d'Italia. Assieme alla contessa Pinina Garavaglia, il mio interesse principale è sempre stato quello delle arti visive, e con un lavoro del genere avevo tutta la libertà per occuparmi di Arte.
Poi nel 1994 ho partecipato alla manifestazione di ”Erotica” organizzata da Elena Velena, durante la quale ho presentato una mia performance.
Ho sempre visto l'arte come un dovere personale e, nonostante tutto, il mio lavoro l’ho sempre considerato biodegradabile: ogni cosa che ho fatto non l’ho documentata, anche se ora un po’ me ne pento.
Nel 1998 ho iniziato a lavorare per Radio Flash di Torino, nel circuito del Popolare Network, dove ho sperimentato molti format, andati a buon fine di sicuro.
Dal 2011 al 2015 ho lavorato come curatore nello spazio espositivo di una collezionista, presso Palazzo Leonardo di Torino, dove ho organizzato e gestito svariate mostre.

Sembrate molto affiatati, da quanto vi conoscete?
Wubik: Roby lo conosco da... da... talmente tanto tempo che non so più da quanto.
Roby: Si lo siamo. Conosco Wubik dall'asilo nido. Abitavamo nella stessa cittadina e abbiamo frequentato la stessa scuola, mi ricordo che noi giocavamo sempre assieme, eravamo inseparabili.
Poi, come capita nei piccoli paesi, nascono quelle amicizie che restano per tutta la vita, le più forti di sicuro. In più Wubik è un grande, e quindi… che altro aggiungere?

È la prima volta che lavorate insieme?
Wubik: Si, è la prima volta che collaboriamo. È stata una bella esperienza, davvero!
Roby: Eh si… dopo anni ci siamo ritrovati e con mia grande sorpresa, io ho anche ritrovato un amico sincero, e anche un grande e riconosciuto writer della nostra Città.

Come è nato questo progetto?
Wubik: Tutto è nato da un’idea di Roby, ovvero unire il mio stile (street writing e graffiti) con il mondo BDSM. Per me è stata una sfida uscire dai miei canoni e dalle mie idee.
Roby: Ho pensato ai Writer: vanno decisamente contro il buon senso e l'etica canonica, Imbrattando i muri, per esprimere il loro stato d’animo, un sentimento interiore o un pensiero.
Volevo fare la stessa cosa, ma a livello più concettuale.
Mr.Sado va a sfidare un senso etico legato all'interiorità e non a quello legato al senso civico. In altre parole, è proibito scrivere sui muri, così è considerato "proibito" tutto quello che va al di fuori della sessualità cosiddetta “normale”.
In più, quando la gente, nel 2016, si pone ancora problemi sulle tematiche dell'omosessualità, io vado oltre iniziando a preoccuparmi della liberazione interiore di chi ha un altro tipo sessualità, e quindi il BDSM.
E' molto importante sottolineare che io non ho tendenze sadiche e neppure masochistiche, e lo dico per evidenziare il fatto che il mio progetto per Mr. Sado non è mosso da interessi personali, ma più universali.

Perché proprio "Mr. sado"? Avevate in mente altri nomi?
Roby: All’inizio il nome era “Sado Master”, ma quando Mistress Kelly mi ha fatto notare che poteva essere un nome che valeva più per i “profani”, l’ho cambiato, ed è venuto fuori Mr. Sado.
E se devo essere sincero, il fatto che il nome di questo progetto sia stato dato direttamente da una Mistress (e preziosa amica)tra le più famose d'Italia, ha dato quel tocco concettuale che è andato a chiudere perfettamente il cerchio, anche se in questo caso sarebbe più opportuno dire che ha chiuso perfettamente il guinzaglio (che burlone ndr).

Il tema scelto è il BDSM, perché? Avevate un messaggio da dare?
Roby: In realtà io ho realizzato tanti altri progetti con tanti altri artisti, Mr.Sado è uno fra i tanti.

Cosa si voleva ottenere da questa mostra? Forse sdoganare il BDSM, oppure solo impressionare?
Roby: diciamo che in certi salotti, quelli giusti, l'omosessualità non è più considerata un male.
Ma ora bisogna iniziare ad occuparsi di altre forme di sessualità che è bene esercitare piuttosto che tenersi dentro e trasformarle in nevrosi. Tenendo ben presente che il Bdsm è caratterizzato dallo slogan SSC (sano, sicuro, consensuale.)
Tutto il resto è violenza, è non ci riguarda.
Una mostra del genere è prima di tutto leggibile da chiunque, quindi ben venga se avesse scosso l’animo di qualcuno che si teneva dentro questa sua “tendenza”.
E poi, non mi preoccupo degli effetti collaterali di quello che faccio, lo faccio e basta.
Per fare Bdsm al fine di stare meglio parlo di chi ha certe tendenze e non le sfoga per chissà quale forma di blocco interiore.
Lo sottolineo... nessuno vuole divulgare o convincere gli altri ad entrare in un mondo che non li riguarda e non li riguarderà mai... s'intende... questo è importante da segnalare.

Quindi la mostra intera aveva anche un significato educativo?
Roby: in un certo senso si.
Direi piuttosto sul fatto che la sua estrema leggibilità, mettendo tutto il pubblico a proprio agio, dimostra quanto il concetto stia lasciando sempre più il posto a quello che possiamo definire come una sorta di nuovo classicismo, basato sulla descrizione di qualsiasi cosa decida l'artista, e alla portata di tutti. Io continuo ad amare l'arte, diciamo, più elitaria, ma guardandoci attorno vediamo che tutto sta cambiando, a partire dal ruolo del gallerista o critico che suggeriva in tempi non sospetti su chi si poteva investire, cosa che oggi sta sparendo... sostituita inesorabilmente dal fai da te di artisti anche improvvisati ma che vendono e riscuotono successi personali grazie alla rete.
Successi personali e non successi dell'arte in generale. E questo è comunque triste per chi amava un certo tipo di austerità.
Ma si deve andare avanti... quindi è educativa ma riguardo a una nuova e più semplice visione di quello che il presente ci sta offrendo. Quindi più leggibilità. Più significato.

Questo mi porta a chiederti: come lo vedi il futuro dell'arte?
Roby: Una volta si guardava l'arte in base al futuro. Adesso bisogna tenere d'occhio solo il presente. Tutto si è miscelato fra chi si ispira al passato e chi cerca di puntare solo al futuro; ciò che resta è solo una scena incastrata in una sorta presente perpetuo.
Per assurdo stiamo diventando come gli orientali che, artisticamente parlando, non hanno il senso della contemporaneità ma tutto rientra in un unico calderone, rendendo l’arte quasi superflua.

Se vi dico "Amarena", cosa vi viene in mente?
Wubik: gelato all’amarena!
Roby: un'amarena ancora attaccata all'albero.

Amarena pubblica in esclusiva, i dipinti della mostra. Attenzione: rischio di trasgressione ALTO!