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SHINT - SHopping INTelligente
di Silvia Capriata

È possibile dimostrare la nostra intelligenza semplicemente facendo shopping?
Se l'intelligenza ha consentito al genere umano di evolversi, perchè ancora indossiamo pellicce? Perchè non riusciamo a percepire l'inganno dei messaggi subdoli e fuorvianti creati e propagandati dal mercato?
I ragazzi di SHINT ci informano su come orientarci nello shopping e propongono una moda che risponde non solo ai criteri dell'umanità ma anche a quelli dell'intelligenza. È SHINT chi non si adegua, chi si vuole distinguere, chi non si omologa, chi si indentifica nel genere umano evoluto ed intelligente.
Fare SHINT significa differenziarsi attraverso uno stile di vita centrato sul rispetto. Chiunque acquista capi di abbigliamento in pelliccia o con inserti non è esente dalla crudeltà ma è il mandante di una banalità del male che dovrà giustificare alle generazioni che verranno. Meglio fare SH-opping INT-elligente!

Come è nata l'idea?
Dalla conoscenza. Tutto è nato da una ricerca sull'ambiente intrapresa per motivi professionali che ci ha dato la possibilità, attraverso il web e le specifiche pubblicazioni scientifiche, di apprendere molti dei meccanismi che stanno dietro all'industria zootecnica, a quella conciaria e farmaceutica, ovviamente meccanismi ben occultati. Sapere e non agire non fa parte del nostro modus operandi e allora abbiamo iniziato ad elaborare un'idea che potesse aiutare anche gli altri ad ottenere "conoscenza".

Quando?
Non si puo' individuare un momento specifico in quanto la consapevolezza acquisita è stata il frutto di un processo che si è evoluto mano a mano che aumentava la conoscenza. Con essa però, aumentava anche l'indignazione, la rabbia e il disappunto. Se proprio dovessimo indicare un termine temporale, lo potremmo collocare nella primavera del 2014, dopo l'ennesima lettura di un documento scientifico riguardante gli animali che ci ha portato al culmine del disappunto.

Avevate in mente altri nomi per il marchio? Se si, quali?
In realtà "Shint" - Shopping INTelligente - si è materializzato in modo quasi automatico attraverso la logica dei ragionamenti di cui il più eclatante era l'attitudine del mercato a confonderci e indurci ad acquistare merce che non compreremmo mai se l'informazione su di essa fosse adeguata. L'input è stato quello di dimostrare l'intelligenza dei consumatori nonostante i sotterfugi propagandistici.

In che cosa vi ritenete "diversi" rispetto agli altri gruppi di animalisti?
In realtà non ci piace molto l'attribuzione di "animalisti", non riteniamo giusto l'inserimento in categorie in base a determinati comportamenti perchè le categorie sono soggette alle attribuzioni di valore ed il valore è suscettibile ad oscillazioni gerarchiche in base alla cultura di riferimento. Siamo un gruppo di persone che tiene al "rispetto" e questo è valore universalmente condiviso e se gli altri gruppi procedono e si attivano in base a questo valore, allora non siamo diversi.

Come avete diffuso il concetto di "shopping intelligente" inizialmente?
Parlando con la gente. Ci siamo trovati più volte ad affrontare l'argomento "Shopping", inteso anche come spesa estesa a vari prodotti, con amici e conoscenti, discutendo proprio sulle conoscenze acquisite e chiedendo la sensazione che provavano una volta percepito di essere continuamente presi in giro.


Come si è evoluto invece nel corso del tempo?
Il disappunto che esprimevano le persone con cui parlavamo ci ha convinto a muoverci su un fronte più vasto della cerchia di amici e conoscenti. Abbiamo pensato che il web ci avrebbe dato la possibilità di diffondere le informazioni che avevamo acquisto iniziando dall'argomento pellicce. Abbiamo parlato del nostro progetto a Diana Del Bufalo e a Davide Papasidero che si sono dimostrati, non solo sensibili al tema, ma arrabbiati come noi.

Quali sono stati i vostri più importanti traguardi finora?
Più che traguardi, soddisfazioni. Aver avuto la dimostrazione che tanta della gente che non era a conoscenza di quanto avviene per produrre un inserto di pelliccia oggi è attenta a ciò che acquista. Molte persone ci chiedono, attraverso la pagina Facebook, dove comprare, cosa comprare, ci inviano le foto di etichette per sapere se quanto è indicato corrisponde alla pelliccia di un animale. Abbiamo avuto la dimostrazione che, se le persone hanno le giuste informazioni, effettuano la scelta giusta, la scelta intelligente e agiscono il rispetto. Il video Shint ha circa 50 mila visualizzazioni su You Tube e speriamo in un aumento vertiginoso per una maggiore diffusione di conoscenza.

Cosa protestate, perchè? Come?
Protestiamo contro la mancanza di rispetto inteso nel senso più ampio del termine, rispetto verso gli animali, verso l'ambiente e verso il genere umano. Rispetto per le generazioni future alle quali lasceremo un mondo di rifiuti se non cambiamo le nostre abitudini. Il vezzo di avere un pon pon di pelliccia su un berretto, ad esempio, ha costi ambientali enormi oltre alla sofferenza degli animali. Ciò che protestiamo è proprio l'inutilità distruttiva. "Perchè?" lo rivolgiamo ai distratti e agli indifferenti, a coloro i quali voltano lo sguardo altrove. Come protestiamo? Al primo impatto la domanda rimanda ad un'accezione violenta, il termine "protesta" ha una connotazione di aggressività. Noi, però, anche nella protesta utilizziamo lo stesso rispetto che muove le nostre motivazioni a differenza di chi, "acquistando" in modo distratto e irrispettoso, si rende complice e mandatario di violenza e crudeltà nei confronti degli animali.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Al più presto costituiremo una Associazione Onlus. Questo ci consentirà di agire in modo più efficace relativamente alle azioni che intendiamo intraprendere, soprattutto quelle rivolte alle istituzioni italiane ed europee.

Esistono sul mercato dei Marchi di abbigliamento che chiaramente dicono "no" alla pelliccia?
Si, esistono anche se noi, in realtà, consideriamo Marchi "intelligenti" non solo quelli che non utilizzano pelliccia ma anche piume e pelle. Il fatto che la pelle provenga dalla filiera alimentare non esclude il maltrattamento degli animali. Oggi possiamo coprirci con tessuti naturali altrettanto eleganti, alla moda e caldi.

Avete mai pensato di iniziare campagne di sensibilizzazione anche "sul campo"?
Abbiamo elaborato progetti per le scuole e abbiamo in programma flash mob, concerti informativi e provocazioni pacifiche nelle strade commerciali. Queste attività saranno videoregistrate e inserite nel web.


Riguardo invece alla tutela degli animali in ambito di circhi, acquari, zoo, cosa ne pensate?
Sarebbero tutti da abolire. La cosa inquietante dei circhi, degli acquari e degli zoo è che sono luoghi destinati maggiormente ai bambini. Mostriamo loro la segregazione e la sopraffazione e poi ci stupiamo del fenomeno del bullismo o di qualsiasi altra forma di aggressività e violenza che agiscono i giovani. E' difficile rispondere della tutela degli animali nei circhi, negli zoo o negli acquari, laddove esiste la segregazione non puo' esserci tutela.

E riguardo alla sperimentazione scientifica?
Non serve. L'elemento eclatante della sperimentazione animale e della sua efficacia è che i primi a sostenerne l'inutilità in termini di predittività delle malattie non sono animalisti ma scienziati forniti di passione per la ricerca e per la verità scientifica. Se la sperimentazione animale fosse efficace non si spiegherebbe la morte di oltre 106 mila persone ogni anno, solo negli Stati Uniti, per gravi reazioni avverse ai farmaci. Gli scienziati sanno bene che il modello animale e quello umano hanno reazioni diverse ma si continuano a sottrarre risorse economiche importanti alla vera ricerca per destinarle alla sperimentazione animale.

E ancora, riguardo all'alimentazione, siete tutti vegetariani?
Si, e ci stiamo orientando verso il veganesimo. Non è solo una scelta compassionevole nei confronti degli animali ma una tutela per la nostra salute e per l'ambiente. Inoltre scegliamo, quanto più possibile, prodotti biologici certificati.

Avete dei consigli per chi vuole intraprendere la strada del vegetarianesimo?
Il primo consiglio in assoluto è di acquisire le giuste conoscenze. Essere vegetariani o vegani non è solo una scelta alimentare ma un modo di essere, occorre destrutturare gli elementi culturali con cui siamo stati cresciuti ed educati. Se si pensa al vegetarianesimo come ad una rinuncia, allora il processo diventa difficile; se invece si conoscono i danni provocati dal consumo di carne e dalle sostanze tossiche in essa contenute - ormoni, antibiotici, anabolizzanti - allora ci si persuade che essere vegetariani significa principalmente tutelare la propria salute.

Raccontatemi brevemente la vostra esperienza a riguardo.
Quando acquisisci la consapevolezza che le vere "bestie" da allevamento siamo noi umani, non hai altra scelta che dissociarti dal sistema. Se si pensa che ci ingozzano con cibo putrido, inquinato e contaminato solo per arricchire i settori zootecnici e farmaceutici, allora ci si rende conto che il nostro mondo non è altro che un gigantesco allevamento di individui nutriti solo per consumare.

Dove possiamo continuare a seguirvi?
Per il momento sulla nostra pagina Facebook e YouTube ma a breve potrete seguirci anche sul sito web.