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Paradise Road


Abbiamo sempre un pensiero, una riflessione, una domanda da porci sulle persone scomparse che ci sono state care.
Ci piace pensare che il paradiso esista e che inevitabilmente esse siano lì, felici.
Abbiamo intitolato così questi nostri scritti riflessivi e nostalgici "PARADISE ROAD".

Fabrizio De Andrè


Ciao Faber,
Ormai ti chiamiamo tutti così, come facevano i tuoi più intimi. Anche se io mi sento davvero tale anche se non ci siamo mai conosciuti. Perché quando te ne andasti scattò in me la convinzione, anzi la presunzione, di poter meglio di tutti raccontare il tuo sentire.
Dire meglio di altri cosa è stato importante della tua arte, perché di questa si trattava, di quella cosa misteriosa che nella storia umana si materializza pur essendo spirito.
Quando affermavi che poeta non eri, con quella famosa battuta sui cretini, sapevi bene che era falsa modestia.
Lo eri, e come, e secondo me uno dei più grandi del tuo tempo.
Solo che eri molto più degli altri, perché la musicavi la tua poesia, con fantasia e abilità.
E le parole che usavi? Sorprendevano sempre chi ascoltava, inaspettate.
È di questo che pochi si accorgevano, ecco, perché avrei tanto da dire su di te.
Avevi qualche lato che mi urtava, è vero, come l'arguire così di frequente che le culture occidentali avevano tanto da imparare da quelle orientali. Ma lo dicevi per provocare in fondo, per convincere che il diverso non è male, e, anzi, è il sale della vita.
Quanto ho fatto mia questa tua convinzione!
Ah, prima di chiudere, sai che con il tuo disco Hotel Supramonte è nato il più grande amore della mia vita?
Grazie, un abbraccio.

Cory



LE TEMPS DE VIVRE: A GEORGES MOUSTAKI




Ti sei avviato anche tu a Paradise ROAD, so di trovarti li' stanotte, non ho dubbi. Quanto ci hai dato! In termini di sensazioni liberta' soprattutto, eri, anche solo a vederti, e poi naturalmente sentire le parole delle tue canzoni,il simbolo inequivocabile della libertà, dello spirito libero.E mi fai riflettere ora: pensa quanto sono tristi,vcosa perdono della vita,quelli che sono imprigionati da tutte le umane brutture, come convenzioni, ipocrisie, superficialità, forma, perbenismi, legami insopportabili, ecc.
Tu ti presentavi in jeans e camicia, la chitarra, silenzioso, lieve, ncon quegli occhi che potevano essere al contempo penetranti o dolcissimi, "come il mare" dicevi nella canzone Le meteque, Lo straniero. Il tuo canto, anch'esso lieve, portava subito un profumo di libertà, palpabile, di poesia, perché libertà e poesia sono sorelle.Canzoni sommesse ma dal respiro vastissimo, che spaziava nelle esistenze di ognuno di noi. Difficile poi non fermarsi a fare una riflessione e immediatamente far ripetere il pezzo se di ascoltava cd o iPod.
Di tutte le tue canzoni la piu' emozionante era Le temps de vivre. Rivolgendoti a una lei, dicevi " noi prenderemo il tempo di vivere, d'essere liberi, amore mio... senza progetti, senza abitudini noi potremo sognare le nostre vite... " già poche parole che ci spiegano da dove comincia la strada della felicita'. Ma bellissimo anche come ti rivolgi a Giuseppe," Mon chere Joseph..." gli dici, che tra le figlie di Galilea hai scelto la più bella, Maria.
Poi, non potevi non chiudere questi ultimi anni senza aver composto Ma liberte', un brano - firma, un brano suggello, La tua libertà, e ti do' la mia parola che non cesserò mai di ascoltarlo.
Adieu Georges!
Nous prendrons le temps de vivre D'être libres mon amour
Sans projets et sans habitudes
Nous pourrons rêver notre vie

Viens, je suis là, je n'attends que toi
Tout est possible, tout est permis

Viens, écoute, les mots qui vibrent
Sur les murs du mois de mai
Ils te disent la certitude
Que tout peut changer un jour

Nous prendrons le temps de vivre
D'être libres mon amour



PAUL NEWMAN


Tratto dal volume "I MIEI ARTISTI SENZA TEMPO" di Corrado Barbieri

Paul,
Che strano sentirmi in gran confidenza con te ed essere un po' inibito a iniziare. Forse perché un amico su un suo libro ha espresso gia' il suo parere, centrandoti in pieno, forse perche' fosti a mio vedere troppo importante, come uomo e come attore. Per me tu fosti il piu' bel rappresentante dell'uomo occidentale in quegli anni cruciali e straordinari per l'umanita' che sono stati la seconda meta' del Ventesimo secolo. Più bello in senso interiore ed esteriore : facesti tanta beneficenza ,organizzata tramite un'apposita attivita',eri leale,pulito,difensore strenuo della liberta' e dei diritti umani,non scendevi a compromessi. Gli uomini volevano essere come nei tuoi personaggi,le donne ti adoravano. Sai,se non mi concentro ho perfino difficoltà a pensare che recitassi,e sappiamo che recitavi, tanto sei entrato nelle nostre vite con i tuoi film,con le tue interpretazioni di uomini veri,comuni,facendoci provare tutte le sensazioni che la vita ci può riservare. Lo Spaccone in primis. Il giovane avvocato arrampicatore sociale ne I segreti di Filadelfia. Il giovane che dopo aver inseguito il successo tocca con mano le ipocrisie borghesi e manda tutti al quel paese per scegliere una vita vera, in Dalla Terrazza. Il musicista sensibile e spirito libero in Paris Blues. Registi ed autori ti davano un personaggio, certi che sarebbe uscita un' interpretazione da lasciare il segno. Tutte figure di cui e' impossibile stancarsi, essere sazi, perché gli davi un taglio indelebile.

Di queste parti di uomo comune quella che più mi colpisce sempre e' quella dello scaltro,"incendiario",venuto dal nulla, Ben Quick, in La lunga Estate Calda, dove i duetti recitativi col grande Orson Welles sono talmente gustosi che lo si vede e rivede soprattutto per quelli.
Poi c'e' quello che chiamo "l'altro Paul Newman" ,quello dei personaggi così intensi,drammatici, o cosi' simpatici da essere irresistibile, come Henry Gondorf ne La Stangata o John l'indiano- bianco di Hombre o Butch Cassidy nel film omonimo o la parte disperante del carcerato in Nick Mano Fredda. Anche se credo che l'acme della simpatia e della tua abilita' di attore sia stata raggiunta proprio nella famosa partita a poker della Stangata , che la si attende per poi magari rivedersela subito,perché troppo esilarante.

Fosti un ottimo professionista nelle corse di auto, attività che svolgesti con grande impegno,e prima,durante la seconda guerra mondiale servisti in Marina sul fronte caldissimo del Pacifico.E fu proprio li' che il destino ti gioco' uno strano tiro, quando, mitragliere sull'aerosilurante Avenger ,volando ad alta quota e a 300 km a sud-ovest di Hiroshima,vedesti all'orizzonte il terrificante bagliore della bomba,che ti lascio' interdetto e di cui non parlasti mai.Il caso vuole che nel 1989 interpretassi la parte del Generale Groves,responsabile del progetto Manhattan,la costruzione della bomba atomica.Recitasti splendidamente, immagino con la mente che non si staccava da quanto avevi visto decenni prima,e che finzione non era.
Paul, ti ho trovato toccante nelle parti che ti affidarono quando eri gia' anziano,il Verdetto,in cui la tua arringa finale e' più una accorata preghiera,commovente, e il malinconico ma vedibilissimo Twilight,con quella camicia rosa giovanile, il fisico ancora asciuttissimo,ma lo sguardo e l'incedere triste e lento. Un twilight dell'attore più grande e per certo più amato di Hollywood, e anche lassù, sono certo, qualcuno ti ama,come dicesti tu nel film.

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