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Guatemala: dai vulcani all'oceano
testo e foto di Giovanna Intra


Guatemala - Amarena Magazine
Il mio primo viaggio in Sud America, un sogno che diventa realt� . Grazie ad un’associazione che ha contatti in questo paese parto con due amiche per lavorare come volontaria per la cooperativa Kato-Ki (che nella lingua nativa kachiquel significa “aiutiamoci”).Viste le nostre scarse risorse economiche, lavoreremo gratis per poterci pagare vitto e alloggio.
Dopo un lungo viaggio e uno scalo tecnico a Miami, arriviamo a Citt� del Guatemala al tramonto di una calda giornata d’agosto. Gi� dalle prime immagini che osservo atterrando, si fanno realt� le centinaia di foto di metropoli sudamericane viste sui libri e in televisione: caos, agglomerati di cemento, costruzioni basse e favelas.

Dall’aeroporto ci dirigiamo a Chimaltenango, una piccola cittadina a 60 km dalla capitale e più precisamente al Centro Monte Cristo (associato alla cooperativa), un centro educativo professionale non statale ideato dal Sig. Mario Cárdenas allo scopo di istruire piccoli e adolescenti della zona, aiutandoli a formarsi professionalmente, ad alimentarsi in modo corretto e a preservare la loro cultura e il loro idioma.Guatemala - Amarena Magazine Il nostro compito sar� lavorare da lunedì a venerdì nella cucina della scuola, preparando colazione, merenda e pranzo. La scuola si trova in una zona montagnosa, fuori dalla citt� , raggiungibile con fuoristrada e circondata da poche case spesso fatte di lamiere o piccole fattorie immerse fra foresta e campi di milpa (termine náhuatl che indica la terra coltivata con mais, fagioli o zucche).

All’indomani visitiamo la cittadina, che ha tutta l’aria di essere un grande villaggio anziché una citt� . Tranquilla, carina. Si mescolano qui, come spesso accade in America Latina, zone curate, di architettura coloniale o moderna, a zone più degradate, nascoste e marginali ma dall’incredibile fascino. Mario ci porta in visita alla cooperativa, nata nel 1972 su iniziativa di un pugno di contadini allo scopo di finanziare le proprie attivit� agricole. Da allora ha lottato contro catastrofi naturali (i terremoti) e politiche (la dittatura e la fortissima influenza degli USA) e continua la sua attivit� in diversi ambiti, tra cui il commercio equo solidale di prodotti artigianali.
Durante la nostra prima settimana conosciamo gli insegnati, le ragazze che lavorano in cucina sotto la supervisione della Signora Sonia e ovviamente gli studenti, che ci guardano curiosi e ci sorridono continuamente. La nostra giornata lavorativa va da lunedì a venerdì, inizia alle 6 del mattino fino alle 4 del pomeriggio, momento in cui o scendiamo in citt� o ci riposiamo. Le serate sono molto tranquille e andiamo a dormire prestissimo, d’altra parte non abbiamo televisione e la scuola è circondata da montagne semidesolate dove di notte regna un silenzio profondo, rotto solo dal verso di qualche animale. Non siamo però mai sole del tutto: accanto alla scuola vive Carmencita con la sua famiglia, una giovane di origine maya che lavora in cucina e che si occupa di vigilare la struttura. Le serate le passiamo con lei, i bambini e l’amica Ermelinda, che aspetta un bambino. La gente qui lavora moltissimo ed è abituata a seguire i ritmi del sole, approfittando della luce del giorno e riposando col buio.
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Il nostro primo viaggio è un pomeriggio ad Antigua, splendida citt� coloniale circondata da tre vulcani e famosa per la terribile eruzione che la distrusse quasi completamente nel 1773. La raggiungiamo in bus, un vecchio scuolabus americano con a bordo più passeggeri di quelli consentiti, unico mezzo di trasporto in Guatemala oltre all’automobile. Altre immagini da cartolina diventano realt� : l’architettura regale e consumata, il tripudio di colori delle piccole case, delle famose tele che sembrano sgorgare dai negozi, i vestiti tipici della gente, il cielo blu.
Faccio acquisti: qui è d’uso mercanteggiare e anche se i prezzi sono gi� “gonfiati” per i turisti e io non sia molto brava nelle trattative, il denaro speso, comparato con i prezzi europei, è pochissimo.
La domenica è l’unico giorno della settimana per visitare lo splendido mercato maya di Chichicastenango. Il 40% della popolazione guatemalteca è composto da etnie di origine maya, parla una lingua indigena oltre allo spagnolo e veste abiti locali. Arriviamo presto, ma la citt� è gi� in pieno fermento. Strade e piazze in cui si accalcano venditori, compratori e turisti. Bancarelle da cui traboccano tele, vestiti, maschere, ogni tipo di artigianato, cibo, fiori e colori. Sui gradini della chiesa principale si brucia incenso in occasione della messa domenicale. La gente giunge dalle zone circostanti per acquistare e vendere di tutto e chi non ha una bancarella vera e propria si limita a mettere un tavolo o una tela per terra su cui esporre la mercanzia. Beviamo qualcosa in un bar vicino alla piazza centrale e provo il licuado d’ananas, il frullato di frutta fatto con latte o acqua. Continuiamo la nostra visita mischiandoci con la moltitudine e inizio a provare un certo gusto nel mercanteggiare. I venditori sono cordiali e disponibili. Compriamo varie coperte colorate, anche se noto che queste tele, data la loro resistenza, hanno molteplici funzioni e si trasformano facilmente in mantelli, sacchi e… marsupi per trasportare neonati.
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Il nostro secondo viaggio nel viaggio ha come meta San Pedro La Laguna, piccola cittadina, in riva al lago Atitlán, circondata da tre vulcani. Il vulcano San Pedro, Atitlán e Tolimán. Si raggiunge in barca da Panajachel, altra graziosa cittadina dalla’altra parte del lago. La localit� è indubbiamente turistica, ma lontano dalle orde di visitatori che ci potremmo immaginare. La notte è vivace, con bancarelle lungo le strade principali, ristorantini e bar all’aperto, prezzi modici e piatti tipici. Si respira un’atmosfera rilassata e gradevole, e forse per questo molti hippy l’hanno scelta tempo fa come luogo ideale per viverci dedicandosi all’artigianato. Tutto’oggi si vedono per le strade parlando con i locali, come si farebbe con un buon vicino, con il loro spagnolo intriso d’inglese e l’aria un po’ eccentrica. Ceniamo all’aperto, un piatto misto di verdure con plátano frito: una banana, ma molto più grande del normale, con la buccia spessa dal colore verde scuro, che si mangia solo fritta nell’olio perché il sapore da cruda non è così gradevole come quello della comune banana. Mischiare dolce e salato diventa una piacevole abitudine in Guatemala e in generale in Sud America e capita spesso di trovare frutta tropicale servita con carne, riso, fagioli zuccherati e succhi di frutta naturali. Il lavoro in cucina poi svela vari aspetti del paese. Il Guatemala è un paese povero, prevalentemente montagnoso, privo di pascoli, da qui il grande consumo di mais e legumi e la quasi totale assenza della carne, eccetto quella di pollo. Ai bambini non si d� latte a colazione ma atol, una bevanda fatta di farina di mais e acqua, al sapore di vaniglia, molto energetica grazie al germe di grano. Ogni giorno aiuto Ermelinda a impastare e cuocere tortillas de maiz, dalla forma molto simile alle crêpe francesi ma mangiate al posto del pane con fagioli, salse, uova e chi più ne ha più ne metta. Prepariamo la maggior parte delle pietanze completamente a mano, quindi è tutto il giorno un pelare, tagliare, lavare, bollire, impastare. Si prova il piacere di mangiare ciò che la terra d� , di condividere diverse ore in cucina parlando, raccontando, creando.Guatemala - Amarena Magazine

La nostra ultima escursione è la più lunga: quattro giorni sulla costa caraibica, passando poi per il parco nazionale di Tikal. Questo viaggio non sarebbe per noi così facile da organizzare se la cooperativa non si occupasse anche di turismo responsabile. Grazie a questa iniziativa appoggia il piccolo commercio, le pensioni a gestione familiare, i ristoranti tipici meno conosciuti e offre escursioni per gruppi ridotti. Il figlio di Mario, Freddy, ci guida nel viaggio. Partiamo a bordo di un pickup e dopo diverse ore facciamo la nostra prima fermata a Quiriguá, antica citt� maya nella regione di Izabal. In realt� della citt� resta poco, ma ciò che rende il luogo interessante sono le numerose steli raffiguranti varie sovranit� , visi dalle fattezze inquietanti incisi nella pietra insieme a un’intricata simbologia. Qui se ne trovano diverse, fra le più importanti della cultura maya, disseminate in una zona strappata alla foresta tropicale, una distesa erbosa da cui emergono ieratiche. Tra le steli noto uno strano albero che attira la mia curiosit� : si tratta di una matapalo (letteralmente “ammazza legno”), che cresce nel folto della foresta e per giungere in alto fino alla luce del sole si aggrappa al tronco di un altro albero finendo per ucciderlo.

Passiamo la notte a Livingston, una piccola localit� che sorge dove il Río Dulce incontra il Mar del Caribe. Splendida. Alloggiamo alla pensione di Doña Alida, in una stanza che d� sul mare, battuta dal forte vento che giunge dal golfo. Ci troviamo nella zona caraibica del Guatemala, in cui prevale l’etnia garífuna (di origine africana) e si parla un inglese caraibico oltre allo spagnolo e altre lingue indigene. C’è molto turismo, soprattutto statunitense, nei locali si ascolta reggae, salsa, si beve rum e si gode la calda brezza marina. Passiamo la notte ballando per finire poi a sorseggiare un cocktail sulla spiaggia. Il giorno dopo ci attende una splendida giornata con colazione in terrazzo e una gita in barca sul Río Dulce, verso i laghetti e le cascate de Los Siete Altares, una meraviglia d’acqua dolce immersa nel verde tropicale. Il fiume presenta zone più ampie, come il Golfete, dove l’acqua è più tranquilla e si possono vedere fiori di loto e mangrovie. Terminiamo a Playa Blanca, una spiaggia aperta al pubblico ma appartenente a una zona protetta non edificabile, raggiungibile preferibilmente in barca.

Golfete, Guatemala - Amarena MagazinePlaya Blanca, Guatemala - Amarena Magazine

Lago Petén Itza, Guatemala - Amarena Magazine
Per raggiungere il parco di Tikal dobbiamo spostarci a nord, nella regione di Petén. Alloggiamo nella bellissima cittadina di Flores, sul lago Petén Itza, su cui si possono fare delle brevi escursioni in barca (il tramonto è il momento migliore, perché le tonalit� del rosa, dell’arancio e del rosso creano un’atmosfera rilassante in cui perdersi).
Il parco è enorme. Una volta entrati in macchina si deve percorrere ancora un lungo tratto prima di poter arrivare alla zona dei templi, dove sorgeva un tempo la citt� di Tikal, dichiarata patrimonio UNESCO. Entriamo sole, dato che qui sono ammesse solo guide ufficiali e la nostra ha una faccia gi� troppo nota da queste parti per essere scambiata per un turista. È bene ricordare che Tikal, come molti insediamenti precolombiani dopo la caduta della civilt� che la costruì, cadde nell’oblio per secoli.Guatemala - Amarena Magazine In questo lasso di tempo prima della sua riscoperta a met� ‘800, la foresta tropicale si riprese ciò che era suo, insediandosi fra le costruzioni, coprendo ogni traccia umana. Quindi presto ci ritroviamo a camminare circondate da una natura così rigogliosa da incutere timore: alberi giganti e mai visti prima, versi di animali sconosciuti, scimmie che saltano da un ramo all’altro e la totale assenza di rumori umani. Dopo un lungo vagare giungiamo al complesso de El Mundo Perdido, la cui struttura principale è la Gran Piramide, sede di antiche osservazioni astronomiche. In un’altra area chiamata acropoli sorgono i templi, fra cui spiccano il Templo I (del Gran Jaguar), il Templo II (de las Máscaras) e il Templo IV. Grazie ad un’irta scala di legno possiamo salire in cima a quest’ultimo e godere di una vista impressionante: una panoramica sulla foresta da cui spuntano le cime degli altri templi. Passeggiare in un luogo simile è affascinante e inquietante allo stesso tempo: una delle civilt� più affascinanti e longeve della storia dimenticata per secoli e restituita all’uomo intrisa di mistero, con la sua architettura mastodontica e ricca di una simbologia che ancora oggi non è stata completamente decifrata. Una vicinanza così stretta con la natura selvaggia che l’uomo d’oggi non riesce quasi a concepire. Conoscenze astronomiche così antiche ma così precise da avere tutt’oggi forti ripercussioni. L’escursione dura circa quattro ore. Salutiamo questo “mondo perduto” e ritorniamo a Chimaltenango.
L’ultimo giorno al centro Monte Cristo ci aspetta una festa d’addio in nostro onore, un saluto speciale organizzato da studenti e insegnanti. Lascio il paese con il cuore pieno di immagini, sapori, sensazioni e la valigia piena dei suoi colori. Ho conosciuto un popolo splendido, saggio, pacifico, ospitale. Gente umile, lavoratrice che ha nel cuore la speranza di poter un giorno vivere in un paese dove l’etnia, la cultura e l’idioma non saranno più una barriera, ma un modo in più per acquisire consapevolezza di sé e forza per combattere chi, dall’interno e dall’esterno, preferisce fomentare la separazione anziché l’unit� . La perseveranza della cooperativa e l’impegno costante del Signor Mario Cárdenas sono l’esempio di una lotta silenziosa ma continua e rispecchiano appieno una celebre frase della guatemalteca Rigoberta Menchú, premio Nobel per la Pace nel 1992: “L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona”.
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