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Viaggio all'Isola di Pasqua
testo e foto di Giovanna Intra

Isola di Pasqua - Amarena Magazine

Quasi sei ore sospesa in un cielo tranquillo come l'oceano sottostante e finalmente compare un puntino verde in una distesa blu: l'Isola di Pasqua, o Rapa Nui (la grande isola), come la chiamano i nativi. Scendo dall'aereo e mi investe una densa umidit� , ma con un clima caldo e gradevole. Siamo in aprile, anche se data la latitudine la temperatura cambia poco da una stagione all'altra. Nel piccolo aeroporto di Mataveri mi aspetta Alejandra, una signora cilena, amica di amici, che vive qui ormai da anni con il marito.Isola di Pasqua - Amarena MagazineMi accoglie con un grande sorriso e mi mette al collo una collana di fiori in segno di benvenuto. Iniziano i cinque giorni di un viaggio indimenticabile.
Mi accompagna all'ostello gestito da una sua amica, nella piccola capitale Hanga Roa, disseminata di basse casette immerse nel verde e fiori tropicali: qui vive la maggior parte della popolazione dell'isola, formata da cileni e da nativi di origine polinesiana. Visitiamo poi casa sua, una deliziosa villetta accanto al museo antropologico, di cui il marito è il custode.
L'isola è un saliscendi armonioso, un verde macchiato di rocce scure (l'isola è di natura vulcanica) in cui pascolano cavalli allo stato brado, poche strade asfaltate e stradine minori di terra rossiccia e fangosa a causa delle frequenti piogge. Le coste dell'isola sono perennemente battute da onde che si infrangono sulle scogliere.
La mia prima escursione è alla grotta detta "de las dos ventanas" (delle due finestre). Nonostante ve ne siano varie sull'isola, costruite dall'uomo forse come rifugi, questa offre una vista spettacolare: attraverso un cunicolo oscuro che si biforca, si arriva a due uscite, o finestre, a strapiombo sul mare.
Isola di Pasqua - Amarena MagazineCi dirigiamo poi verso Anakena, l'unica vera spiaggia di sabbia dell'isola. Qui vedo i miei primi "moai", famose statue di pietra vulcanica costruite dalle antiche popolazioni e raffiguranti divinit� o re. Sono maestosi, in posizione eretta, allineati su un rilievo/altare (ahu) fatto di terra e pietre rotonde. Ve ne sono vari raggruppamenti su tutto il territorio, ma in particolar modo nelle zone costiere, rivolti all'entroterra, dando le spalle al mare, col compito di proteggere l'isola col loro sguardo.Isola di Pasqua - Amarena MagazineSi trovano spesso riuniti in gruppi allineati e fra questi il più numeroso è quello di Tongariki, che riunisce quindici elementi, imponenti e suggestivi.Le antiche popolazioni li scolpivano direttamente nella roccia delle pendici dei vulcani ormai inattivi. Presso il Rano Kau e il Rano Raraku tutt'oggi se ne trovano vari esemplari, ancora incastonati nella pietra madre, incompiuti, dormienti. Si possono vedere da vicino e toccare, ed è emozionante perché è come stabilire un contatto diretto con la storia, qualcosa di misterioso e mistico, ma allo stesso tempo umano, incompleto, spoglio della ieraticit� che assumono una volta posizionati. Da qui venivano trasportati a vari luoghi dell'isola facendoli scivolare sui tronchi. L'uso massiccio di questo sistema di trasporto ha portato alla deforestazione dell'isola: oggi infatti non esistono praticamente alberi.
Presso il Rano Kau, dal mirador in cima alla scogliera, si vedono altre tre isolette minori disabitate: Motu Iti, Motu Kau Kau e Motu Nui. Era qui, presso il villaggio di Orongo, che nell'antichit� si celebrava il rito dell'Uomo-Uccello, un' impresa pericolosissima con lo scopo di scegliere il nuovo capo. Gli uomini più intrepidi e valorosi dovevano scendere la ripida scogliera e raggiungere con una piccola zattera una delle isolette per impossessarsi di un uovo di manutara, l'uccello sacro di Rapa Nui ormai estinto, e riportarlo a terra. A causa del mare infestato di squali e delle forti correnti molti perivano durante il tentativo. In questo punto dell'isola si trovano pietre intagliate raffiguranti questa figura mitica.
Isola di Pasqua - Amarena MagazineL'isola di Pasqua è il luogo più lontano dalla terra ferma che esista al mondo, il più isolato, ma con i suoi 163 km2 di superficie, è un luogo pieno di interessi e curiosit� .Isola di Pasqua - Amarena MagazineStrani fenomeni di attrazione magnetica, che in alcune zone fanno sì che un' automobile, pur spenta, continui ad avanzare come "attratta" da una forza invisibile. Il silenzio irreale che scende di notte, infranto solo dal rumore del mare. L'assoluta tranquillit� della popolazione, che permette di passeggiare soli di notte, nella totale oscurit� di alcune strade isolate prive di lampioni, senza dover temere aggressioni o furti (un ladro, d'altro canto, avrebbe pochi luoghi in cui fuggire e poche possibilit� di non essere scoperto, dato che qui tutti si conoscono…).
Anche se molti si affidano a guide turistiche, l'isola si può visitare autonomamente, noleggiando una bicicletta. Un'escursione fai da te d� la possibilit� di visitare luoghi meno conosciuti e di scoprire scorci splendidi di cui questo luogo è ricchissimo: moai sparsi qua e la', stradine poco battute, lo splendido cimitero a picco sul mare, una mescolanza affascinante di cattolicesimo e cultura polinesiana, piccoli bar e ristoranti ad uso locale.
Per quanto riguarda i prezzi l'isola è piuttosto cara, dato che tutto viene importato dal Cile. Esistono molti negozi e mercatini di artigianato locale, anche se di veramente autentico esiste poco e si nota che molte cose vengono riprodotte in serie: collane fatte di semi e conchiglie, mini riproduzioni di moai, artigianato polinesiano e tele con scritte in rongorongo, l'antica lingua pasquense.
Il mio viaggio si conclude con un'ottima cena d'addio in casa di Alejandra, con palta (avocado) servita con sale e limone, pane, frijoles (fagioli neri) e guayaba. Alla gente che lascia l'isola si regalano collane fatte con conchiglie e piume ed io riparto con la mia, con gi� la nostalgia nel cuore.
Lascio un luogo magico, dal passato spesso drammatico, che vede protagonista un popolo vittima di se stesso, delle proprie diatribe e dell'incapacit� di gestire le poche risorse disponibili. Il fascino unico e incomparabile di un'isola tropicale che a fatica appartiene all'immaginario comune e forse poco si avvicina ai gusti del turismo di massa. Un piccolo punto di terra schivo, che forse non voleva essere scoperto. Solo chi capisce il forte valore storico ed umano della sua storia se ne innamorer� per sempre.